Whirlpool, a Napoli il piano B del governo con Adler e Htl Fitting

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Una chiamata a raccolta di tutte le pi importanti realt industriali in Campania per assorbire socialmente quanto ormai tutti ritengono un destino inevitabile. Whirlpool ha deciso di chiudere l’impianto di Napoli il 31 ottobre complice un riposizionamento globale nella mappa degli impianti della multinazionale Usa degli elettrodomestici che sembra privilegiare alcuni siti cinesi per l’alto di gamma nelle lavatrici. Cos il braccio finanziario del Mise, Invitalia, sta lavorando al piano B che prevede una re-industrializzazione dello stabilimento per ricollocare il numero maggiore di addetti.

Tra le realt potenzialmente interessate il gruppo Adler e Htl Fitting che a vario titolo fanno parte della variegata filiera dell’aerospazio che vede come capofila Leonardo. Che nella regione ha gli impianti di Pomigliano, Nola e Casoria. Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, l’ha coinvolta come cliente di ultima istanza funzionale ad un riassorbimento fino a 280 addetti. I sindacati per non credono al progetto. Si accetta in sostanza la tesi che i vertici europei di Whirlpool portano avanti da sempre anche se avevano col tempo corretto parzialmente il tiro dietro le pressioni della politica e il supporto di fondi e incentivi per compensare la presunta bassa produttivit dell’impianto che lavorerebbe a scartamento ridotto.

Restano i timori dei confederali che si oppongono al piano B del governo vedendolo troppo fumoso. Peccato che Whirlpool abbia rifiutato anche l’ultima proposta presentata dai tecnici del ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che prevedeva sgravi fiscali al 30% per tutti gli addetti dell’impianto. Certo i sindacati rilevano come si tratti dello stesso schema usato per Embraco a Riva di Chieri in Piemonte, che per finito con un’inchiesta della procura con l’accusa di distrazione di fondi pubblici per i i nuovi investitori scappati con i soldi anche di Whirlpool, che li aveva scelti per far ripartire l’impianto. I confederali vedono giustamente col fumo negli occhi i tentativi di reindustrializzazione concepiti al Mise, sicuramente non costruiti con tutti i crismi visti il caso Embraco e quello storico di Termini Imerese che ha recentemente portato all’arresto di chi avrebbe dovuto concepire il rilancio.