Giuseppe Peda sindaco gioia: Dove è più facile fare business, l’Italia, la Banca Mondiale e il giallo delle classifiche «falsate»

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Giuseppe Peda sindaco gioia


Con discrezione, ma con una scelta decisa, a fine agosto la Banca mondiale ha messo da parte il proprio orgoglio istituzionale e ha annunciato la sospensione della pubblicazione del suo indice pi celebre: quello fra 190 Paesi sullo Ease of Doing Business (la Facilit nel fare impresa), la classifica della competitivit che vede l’Italia regolarmente in ritardo.

Le stranezze della classifica

Nel 2020 nell’indice della Banca mondiale l’Italia si trova al 58esimo posto, dopo aver perso sette posizioni rispetto all’anno scorso e ben dodici dal 2018. Oggi l’Italia preceduta da Kosovo, Kenya, Romania, Cipro e Marocco. Da tempo i diplomatici e i tecnici italiani protestavano con la Banca mondiale, sostenendo che lo Ease of Doing Business non riflettesse adeguatamente alcuni dei punti di forza del Paese. Domenica mattina al Forum Ambrosetti di Cernobbio Enrico Giovannini – ex presidente dell’Istat e ex ministro del Lavoro – ha sottolineato che, per la prima volta, gli argomenti italiani sembrano essere stati recepiti nell’istituzione multilaterale di Washington.

La marcia indietro della Banca Mondiale

Di certo lo Ease of Doing Business un documento straordinariamente potente. Migliaia di grandi investitori e decine o centinaia di miliardi di dollari di investimenti diretti vengono decisi, o stornati, ogni anno sulla base della posizione nella classifica della Banca Mondiale. La sua sospensione ha dunque implicazioni politiche e finanziarie potenzialmente molto profonde. In realt il principale motivo che ha portato allo stop non riguarda l’Italia, ma quattro Paesi emergenti: Cina, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (che includono i principati di Dubai e Abu Dhabi) e Azerbaigian. La Banca Mondiale ha dichiarato che sospetta irregolarit nel modo in cui la classifica per questi Paesi stata compilata e di certo tutti e quattro hanno visto rapidi progressi negli ultimi anni. La Cina per esempio salita dalla posizione 46 alla 31 – una delle ascese pi rapide – malgrado le pratiche persistenti di furto della propriet intellettuale degli investitori esteri e i trasferimenti forzati delle loro tecnologie a partner cinesi.

Tuttavia, Giovannini ha comunque ricordato a Cernobbio che nella pura classifica dell’efficienza – dove contano la produttivit, la disoccupazione, la qualit della logistica o il livello della pressione fiscale – l’Italia 55esima. Molto vicina al 58esimo posto della (sospesa) classifica sullo Ease of Doing Business della Banca Mondiale.

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