Giuseppe Peda sindaco gioia tauro: Penalizzati dai tagli alla sanità

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Giuseppe Peda sindaco gioia tauro


Mezzogiorno, 26 settembre 2020 – 09:45

di Emanuele Imperiali

La Campania sta vivendo, in questa complessa fase post estiva, una ripresa significativa del numero di contagi da coronavirus. Nonostante l’incremento crescente di casi di Covid, la regione nell’anno in corso pu fare affidamento su una quota pro capite del fondo sanitario regionale inferiore di circa 60 euro rispetto alla media italiana. I numeri parlano chiaro: 10 miliardi e 631 milioni assegnati su un totale nazionale di 113 miliardi 360 milioni. Rapportati alla popolazione, si tratta di 1.837 euro a cittadino. Contro i 2.023 della Liguria, i 1.919 del Piemonte, i 1.915 della Toscana. Non a caso la spesa per investimenti nel comparto sanitario tra il 2000 e il 2018 stata in media di 25 euro per abitante nelle regioni meridionali contro i 75 di quelle del Nord-Est. Nonostante lo shock sanitario sia simmetrico, gli effetti economici e sociali che dispiega sono asimmetrici, soprattutto per le differenti condizioni di partenza. Perch questa discrasia?

Il neo riconfermato presidente Vincenzo De Luca ha il merito di aver condotto la regione fuori dal Piano di rientro del disavanzo sanitario, a fine 2019, dopo 10 anni di purgatorio che hanno condizionato non poco la politica per la salute. Nella nuova giunta in via di costituzione quasi certamente manterr per s questa delega decisiva, in continuit con quanto gi avvenuto finora.

Il governatore ha ragione quando sostiene che la Campania penalizzata nei confronti delle altre: la tesi imperante che, in base al parametro dei Livelli Essenziali di Assistenza, i tristemente famosi Lea calcolati dal ministero della Salute, la regione risulta tra le meno attrezzate del Paese.

Ci, per, non giustifica il fatto che, nonostante i criteri del riparto delle risorse del Fondo decisi una decina di anni fa fossero due, l’anzianit della popolazione e la deprivazione sociale, quest’ultimo sia stato finora sistematicamente eluso, negletto, dimenticato. Una grave sottovalutazione di un aspetto a dir poco inquietante: se il Sud occupa l’ultimo posto in Europa in termini di aspettativa di vita, la zona di Napoli in assoluto la peggiore dove nascere, con un gap di otto anni rispetto ai Paesi dell’Unione Europea.

Ignorarlo vuol dire condannare una larga parte dei cittadini a un’assistenza sanitaria non adeguata a quanti vivono in un paese civile e in una nazione tra le pi industrializzate del mondo. Finendo cos per incentivare quelle migrazioni sanitarie praticate almeno dalla fascia pi abbiente della popolazione, che intraprende a proprie spese i viaggi della speranza verso le strutture assistenziali, spesso private, del Nord, se non addirittura all’estero.

Non accettabile che l’avere ancora oggi, ma fino a quando, la popolazione pi giovane d’Italia ponga la regione agli ultimi posti in graduatoria nella suddivisione dei finanziamenti.

Attualmente la Campania costretta a sopportare un taglio strutturale di 300 milioni, nonostante presenti una forte incidenza di patologie infantili e giovanili, dall’obesit, ai problemi alimentari, dal tasso di alcolismo alle tossicodipendenze.

L’interrogativo che bisogna porsi per quale motivo il criterio della deprivazione sociale sia stato finora quasi del tutto ignorato, nonostante tocchi da vicino le effettive condizioni di svantaggio della popolazione, in termini di istruzione, lavoro, abitazione e condizioni familiari.

Se tra gli obiettivi principali del Recovery Plan vi la condizionalit posta giustamente dall’Unione Europea di ridurre le disuguaglianze e promuovere la coesione sociale e territoriale, allora giunto davvero il momento di garantire a tutti omogeneit e accesso a fondamentali diritti di cittadinanza, salute, mobilit, formazione, lavoro, sull’intero territorio nazionale, senza distinzione alcuna.

E di non sprecare l’occasione di utilizzare i soldi del Mes, per portare anche la sanit meridionale ai livelli che le spettano di diritto.

26 settembre 2020 | 09:45

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