Istat, inflazione (ancora) negativa: perché è una grave minaccia per l’economia

2 settimane ago laveritaeradigitale Commenti disabilitati su Istat, inflazione (ancora) negativa: perché è una grave minaccia per l’economia


Continua la caduta generalizzata e protratta nel tempo dell’indice dei prezzi di beni e servizi, fenomeno che gli economisti chiamano deflazione e che considerato una grave patologia del sistema economico. A settembre l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettivit, al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,7% su base mensile e dello 0,6% su base annua (da -0,5% del mese precedente). Si tratta di dati di provenienza Istat, che ha peggiorano le stime preliminari, secondo cui il calo si sarebbe arrestato al -0,5%.

I settori in cui i prezzi scendono: energia e trasporti

L’inflazione negativa per il quinto mese consecutivo, spiega l’istituto di statistica, si deve in larga parte ai prezzi dei beni energetici regolamentati (da -13,7% di agosto a -13,6%) e di quelli non regolamentati (da -8,6% a -8,2%) e, in misura minore, ai prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -2,3% a -1,6%). Il ridursi rispetto ad agosto dell’ampiezza della flessione dei prezzi di queste tre tipologie di prodotto non bilancia del tutto il rallentamento dei prezzi dei beni alimentari lavorati (da +0,4% di agosto a +0,1%), l’inversione di tendenza di quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +0,1% a -0,4%) e dei beni durevoli (da +0,3% a -0,1%), determinando cos un’inflazione negativa di poco pi ampia rispetto al mese precedente.

Cos’ la deflazione

La deflazione, che l’opposto dell’inflazione (l’aumento generalizzato e continuativo nel tempo dei prezzi di beni e servizi), rappresenta a giudizio unanime degli economisti una grave minaccia per lo sviluppo economico. E questo perch colpisce il sistema produttivo in tre dei suoi gangli vitali: i consumi, gli investimenti e il normale servizio del debito, visto che se i prezzi dei beni diminuiscono, il carico dei debitori aumenta (al contrario diminuisce in caso di aumento dell’inflazione). Vediamo singolarmente questi tre casi.

Il rischio di ulteriore frenata dei consumi

L’effetto di una diminuzione e soprattutto di un rinvio dei consumi (che si ripercuote in un calo dell’attivit produttiva in generale) intuitivo. Se devo acquistare un’auto che costa 10 mila euro e la mia vecchia auto ancora in condizione di viaggiare per un anno o due, la tentazione (e la convenienza) a rinviare l’acquisto molto forte in presenza di una deflazione, supponiamo, dell’1% annuo. Se so che i prezzi caleranno in futuro sar infatti incentivato a procrastinare l’aquisto e a pagare, a esempio 9.900 euro quell’auto che oggi ne costa 10 mila, o ancora meno negli anni successivi. Poich la diminuzione dei prezzi non uniforme (per alcuni prodotti e servizi la discesa dei prezzi pi marcata che in altri), i settori risentiranno in modo differente di questo calo della domanda. E la spinta delle promozioni aziendali per spingere le vendite far calare ulteriormente i prezzi, inducendo i consumatori a rinviare sempre di pi il momento dell’acquisto. Questo si traduce a livello aggregato in una stagnazione o diminuzione del Pil e in un potenziale aumento della disoccupazione.

Gli investimenti delle imprese e il rischio di rinvio

Gli investimenti sono, insieme ai consumi, il principale volano di crescita dell’economia. Ovviamente le aziende investono se sanno che i loro prodotti incontreranno una domanda sufficiente, o crescente, e se i loro margini di profitto, grazie all’investimento, tendono ad aumentare. In un contesto deflazionistico come abbiamo visto la domanda aggregata di beni e servizi tende a rimanere stabile oppure a scendere, visto che i consumatori sono incentivati a rinviare ogni atto di acquisto. Le imprese per parte loro saranno incentivate a ridurre le spese in nuova capacit produttiva e a realizzare soltanto investimenti che riducono i costi di produzione in modo da poter tenere il passo con l’aspettativa di riduzione dei prezzi di vendita. Un comportamento che rischia di generare nuova deflazione.

Il debito pubblico e privato

Anche il peso del debito aumenta per il debitore, si tratti di singoli individui o del debito degli Stati. Restituire diecimila euro per un individuo o cento miliardi di euro per uno Stato diventer pi oneroso in uno scenario in cui i quella somma pesa di pi e vale di pi in termini di potere d’acquisto. E soprattutto in cui i redditi da lavoro e il gettito delle imposte tendono a ristagnare oppure a contrarsi.