La storia di Sorin: «Sì, sono un caporale. E sono il primo che dovete mettere in regola».

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l’illegalità nei cAMPI

Dal quinto Rapporto sulle Agromafie della Flai-Cgil: in Italia ci sono 180mila lavoratori a rischio caporalato

di Micaela Cappellini

(IMAGOECONOMICA)

Dal quinto Rapporto sulle Agromafie della Flai-Cgil: in Italia ci sono 180mila lavoratori a rischio caporalato

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Secono il quinto Rapporto Agromafie e Caporalato a cura dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil, in Italia oggi ci sono 180mila lavoratori vulnerabili. Tutti a rischio di finire nelle maglie del caporalato. «L’anno scorso il tasso di irregolarità riscontrato nelle ispezioni alle aziende agricole ha raggiunto il 60% – ha detto il segretario della Flai-Cgil, Giovanni Mininni – bisogna sanzionare le imprese che si servono dei caporali, e invece negli ultimi anni i controlli sulle imprese sono diminuiti: dal 2015 al 2019 le ispezioni in agricoltura sono calate del 33%». «Le aziende agricole si rivolgono ai caporali perché non esiste una rete legale che le aiuta a trovare i lavoratori necessari. I caporali coprono uno spazio rimasto vuoto: offrono un servizio che lo Stato non riesce a garantire», ha detto la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova.

Ma chi sono i caporali? Gli autori del Rapporto Agromafie, coordinato da Jean-René Bilongo e dal professor Francesco Carchedi, ne hanno intervistati alcuni e hanno raccolto le loro storie. Qui pubblichiamo un estratto della storia di Sorin.

È un uomo di 50 anni. Ha studiato a Bucarest, ha fatto alcuni anni di Università nella facoltà di Economia e poi alla fine degli anni Novanta ha deciso di vivere in Italia. Ha lavorato molto nei campi, anche nel suo paese. In Italia ha fatto di tutto: ha lavorato in campagna, nei cantieri edili, nei trasporti e anche in un’azienda di trasformazione del pomodoro nel pescarese.

Sì. Sono un caporale. Sono uno di quelli che vengono sempre criticati perché portano le persone a lavorare e si fanno pagare il servizio di trasporto e di intermediazione. I datori di lavoro della zona mi chiamano, non sanno come fare a raccogliere la frutta o tagliare l’uva o raccogliere le olive. Io soddisfo queste necessità.

Chi è un caporale? Il caporale è un bracciante svelto, che ha esperienza ed è apprezzato dalla comunità di riferimento, da quelli con cui lavora e anche dalle loro famiglie. Questo perché il caporale trova lavoro per tutti, senza distinzione per nessuno. Importante è lavorare e non fare brutte figure con chi ti chiama a svolgere il lavoro. È una persona che svolge un lavoro utile ai datori di lavoro, in mancanza di altri modi per trovare i lavoratori. Io sono una brava persona, e lo sono anche altri miei amici che svolgono quest’attività. Non tutti sono persone corrette come me. Ci sono caporali che anche a me danno fastidio perché sono scorretti, e sono anche violenti e pensano solo a se stessi. Sono egoisti e concentrati a fare denaro. Sono accecati, come sono accecati i padroni delle aziende che li chiamano. Non sono intermediari come mi considero io, ma sono delinquenti. Spesso lo diventano perché lavorano con imprenditori che fanno un prezzo troppo basso per il lavoro che gli chiedono da fare.