«Il disagio cresce, ora più reti di sostegno»- Corriere.it

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L’iceberg, il secondo, ci ha preso in pieno, ha tagliato la nostra prua rabberciata di fresco e adesso la nave Italia imbarca contagi, e nessuno degli ufficiali in comando sembra avere le idee chiare su come evitare il disastro. Giovanni Fosti alla testa di una delle scialuppe di soccorso. Una scialuppa di una certa stazza, la Cariplo, 7 miliardi di patrimonio, la pi importante fondazione bancaria tra le 88 esistenti, in pratica quelli che danno soldi a quelli che fanno cose. Il presente che stiamo vivendo fa paura. Ma credo che serva guardare avanti. Ci sar un dopo, anche se adesso difficile pensarlo, e bisogna cominciare a costruirlo. Governo e istituzioni prendano le decisioni necessarie e lavorino per rispondere all’enorme bisogno di fiducia delle nostre persone. Dice proprio cos, nostre, intendendole parte di una comunit grande come il Paese che abitiamo, un Paese che rischia di spezzarsi in due per l’effetto iceberg: tra vittime del panico e irriducibili della rimozione, tra naufraghi abbandonati alla solitudine e superstiti che dovranno comunque ripensare il futuro.

Il peso del terzo settore

La scialuppa di Fosti fa parte dell’imponente flotta che batte bandiera Terzo settore, 350 mila associazioni, intorno ai 5 milioni di volontari, la cui missione storica sono le buone cause, tutte quelle che riuscite a immaginare. Nonostante le migliori intenzioni di continuare ad essere salvagente, nel senso pi concreto del termine, la flotta del no profit sta pagando un prezzo altissimo alla crisi da pandemia. Nel primo semestre di quest’anno, met delle organizzazioni che operano sui territori stata costretta a interrompere le attivit. Nel tempo prima del virus, 2019, questo esercito delle salvezze muoveva 74 miliardi, il 4 per cento del Pil, in servizi alle nostre persone (a cominciare dai pi fragili: bambini in povert, anziani senza aiuti, disabili) e ai valori che sono la trama della nostra comunit: cultura diffusa, giustizia sociale, educazione alla legalit. Ma il mare drammaticamente cambiato, la benzina della flotta della solidariet si sta esaurendo, i fondi che le sono stati finora destinati sono briciole rispetto alle necessit.

Il salvagente si sta bucando, presidente Fosti? Siamo travolti, tutti avremmo diritto ad avere delle cose. Non voglio aggiungermi all’elenco di chi pretende. Ci sono molte misure che ci aiuterebbero, sia riducendo la tassazione a nostro carico, salita da 130 a 500 milioni in 7 anni, sia alleggerendo il peso fiscale per chi versa un contributo. E l’elenco sarebbe lunghissimo. Ma il punto vero che il mondo che rappresentiamo non vissuto come una priorit, e questo, ancora di pi nella costruzione del dopo, sar un problema.

Il sostegno di Fondazione Cariplo per l’emergenza Covid

un uomo pacato, Giovanni Fosti, 53 anni, manager di formazione Bocconi, quarto presidente Cariplo, il primo dopo il lungo e onoratissimo mandato di Giuseppe Guzzetti. Viene da Delebio, Valtellina, provincia di Sondrio. Genitori, entrambi insegnanti elementari. Don Milani, forse non a caso, tra le sue letture di formazione. Cattolico ma non troppo, padre di una figlia di undici mesi, da poco (16 mesi) alla guida della Fondazione che innerva Milano e la Lombardia di stimoli e aiuti economici, Fosti ha cominciato a muoversi a bassa voce ma anche facendo propria la lezione di Italo Calvino sulla rapidit. In queste ore sta lanciando un bando per favorire la lettura, primo antidoto all’analfabetismo di ritorno che sta indebolendo l’organismo delle nuove generazioni. Venti giorni fa, ha licenziato un piano di 16 milioni a sostegno degli enti in sofferenza e delle categorie pi esposte, scegliendo di finanziare 400 progetti su 1385 richieste. No, non mi risultano altre iniziative di questa portata. E non c’ orgoglio in questa constatazione. Il virus va pi veloce delle nostre contromosse. Bisogna scegliere con chiarezza pochi obiettivi, sapendo che il Covid un moltiplicatore di disuguaglianze e il contrasto alle povert, comprese quelle culturali, non un atto di generosit: un dovere civile.

Il Coronavirus colpisce e colpir i pi deboli, fisicamente, socialmente. Quale, secondo lei, l’urgenza pi urgente? Dire le cose come stanno e lavorare per alimentare speranze concrete. Progettiamo il domani da oggi, consapevoli che la parte pi grossa dell’iceberg quella che sta sotto, che non vediamo. la parte che far crescere le disparit e anche le solitudini.

E quale sarebbe il vaccino sociale per il dopo? Moltiplicare le reti di sostegno. A Milano, ma vale per le grandi citt, il 50 per cento delle famiglie composto di una persona sola. Qualche decennio fa, una donna di 40 anni con due figli aveva intorno almeno tre adulti; adesso si ritrova spesso sola, dovrebbe poter guadagnare il triplo per sopravvivere dignitosamente. Ancora, abbiamo 3 milioni di anziani non autosufficienti e un milione di badanti. Il Paese deve decidere in quale direzione investire. Se non cresce una dimensione comunitaria, che permetta l’inclusione di chi sta scivolando ai margini, ci condanneremo a un futuro inaccettabile per i valori che condividiamo, per la democrazia, direi.

Anche i giovani, visti i tassi di abbandono scolastico precedenti al virus, rischiano di rientrare nello scenario di un futuro inaccettabile? La scuola il campo d’intervento principale. Non entro nella discussione se in piena pandemia vada tenuta aperta o sia necessario richiuderla. So per che la digitalizzazione delle famiglie un presupposto fondamentale perch nessun bambino venga escluso. Se non interverremo sull’educazione delle ultime generazioni, sugli strumenti per garantirla, avremo presto una specie di esodo dalla cittadinanza. A quale comunit appartengo? Perch devo fidarmi di istituzioni che non conosco, che non mi considerano? L’idea di rilanciare sul serio il Servizio Civile, proposta da Vita, il giornale e portale del mondo no profit, un modo per tornare a coinvolgere i giovani. Il governo ha appena promesso un impegno di 200 milioni. Speriamo. Lo dice uno che il Servizio civile l’ha fatto.

Dove non arriva lo Stato, interviene il Terzo settore? Trovo fuorviante l’idea che il volontariato debba presentarsi come supplente di funzioni pubbliche indebolite. Stato, Mercato e Terzo settore sono tre cardini, con compiti differenti. Il nostro quello di alimentare reti di comunit. Se ci lasciassero andare a fondo, per seguire la metafora dell’iceberg, ne risentirebbe tutto il sistema, Stato e Mercato compresi.

Dalla tolda di comando di Cariplo, di che cosa sente maggiormente bisogno?Sono andato all’addio pubblico di Liliana Segre, ad Arezzo. La sua capacit di elaborare e di trasformare in altro l’odio che ha subito, aiuta a tenere alto lo sguardo. Ecco, sento un grande desiderio di mitezza.