ci pensa solo un italiano su 4. Perché è troppo poco- Corriere.it

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Tra la popolazione attiva, solo 23 italiani su 100 stanno mettendo da parte dei risparmi per integrare la propria pensione. Pochi previdenti che, nonostante la loro lungimiranza, comunque non stanno facendo abbastanza: si iscrivono tardi, versano poco e alla fine preferiscono ritirare il capitale in un’unica soluzione piuttosto che ottenere una rendita vitalizia. Un quadro preoccupante, soprattutto considerando che l’assegno pensionistico di primo pilastro (quello pubblico, per intenderci) destinato a crollare vertiginosamente. Sono le principali evidenze di un progetto di ricerca realizzato da Moneyfarm in collaborazione con Progetica, presentato marted 27 ottobre, in occasione dell’evento Pension: (Im)possible. Come centrare l’obiettivo della pensione (il progetto prevede anche il lancio del portale www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale).

La pensione di scorta a tutela del futuro

I dati emersi da questa prima parte del progetto di ricerca sulla previdenza dimostrano la gravit della situazione nel nostro Paese – commenta Andrea Rocchetti, head of investment advisory di Moneyfarm -. La consapevolezza l’unica arma di difesa che tutti i cittadini possono utilizzare per tutelare il proprio futuro. Proprio per questo abbiamo pensato a una serie di iniziative per cercare di stimolare la conoscenza sugli squilibri del sistema pensionistico Italia e sull’inadeguatezza delle soluzioni pubbliche. Sulla base di dati esclusivi Progetica su stime pensionistiche, Moneyfarm ha elaborato un caso di studio su 8 profili di uomini e donne italiane oggi trentenni, quarantenni, cinquantenni e sessantenni (lavoratori dipendenti) che andranno in pensione tra il 2027 e il 2062. Il risultato che molti di loro andranno in pensione con met dello stipendio, anche in caso di continuit lavorativa dai 25 anni in poi.

Pensioni, la chimera dell’80% dell’ultimo stipendio

La stima dei valori delle pensioni medie nette oscilla tra i 1.227 euro delle donne quarantenni e i 1.560 euro degli uomini sessantenni, con una media complessiva per gli 8 profili di 1.337 euro netti al mese. I tassi di sostituzione percentuali cadono a picco per le nuove generazioni, passando dal 71% di chi oggi ha 60 anni al 48% delle donne trentenni – puntualizza Rocchetti -. Purtroppo, i dati raccontano come l’obiettivo di poter contare sull’80% del proprio stipendio all’epoca della pensione appartenga al passato. Per il valore della pensione, stata considerata la curva media di evoluzione dei redditi nel tempo dei lavoratori dipendenti del settore privato, con uno stipendio medio lordo per gli uomini e le donne trentenni rispettivamente di 22.400 euro e di 19 mila euro, e uno stipendio medio lordo per i sessantenni di 36 mila e 29.400 euro. La forbice tra uomini e donne significativa, nell’ordine del 17-18% per le donne trentenni-quarantenni e del 21-22% per le cinquantenni-sessantenni – sottolinea ancora l’esperto di Moneyfarm -. L’effetto della forbice salariale si esprime sul valore della pensione, soprattutto al crescere dell’et, con differenze comprese tra il 6% e il 21%, con una pensione media di 1.438 euro per gli uomini e di 1.236 euro per le donne.

Fondi pensione per integrare l’assegno

Questi numeri dimostrano la necessit di integrare la pensione. Un trentenne che oggi ha gi iniziato a versare contributi a un fondo pensione potrebbe ottenere una rendita integrativa di 765 euro netti al mese. Il problema che solo il 25% dei giovani lavoratori e il 20% delle giovani lavoratrici analizzati ha un fondo pensione – aggiunge Rocchetti -. Ma cosa ancora pi preoccupante che anche chi si sta dimostrando previdente non sta facendo abbastanza: ci si iscrive tardi, si versa poco, si sceglie un basso profilo di rischio e alla fine si preferisce riscattare il capitale in un’unica soluzione. Per invertire questo trend serve anche l’impegno dei professionisti dell’industria del risparmio: i risparmiatori vanno sensibilizzati alla pianificazione finanziaria, guidati nel metterla in atto e poi seguiti con continuit. Il ruolo del consulente, insomma, cruciale, conclude.